Trani, 8 aprile 1500. Una folla si raduna presso il Palazzo dell’Università per assistere a un evento straordinario: Giustina Rocca, la prima donna giurista documentata nella storia italiana, pronuncia la sentenza di un arbitrato tra due suoi parenti. In un’epoca in cui le donne erano escluse dalla vita pubblica e giuridica, Giustina sceglie di pronunciare la sentenza in lingua volgare, rendendola comprensibile a tutti i presenti.
Questo storico arbitrato femminile, documentato dal giurista Cesare Lambertini nel “De iure patronatus”, rappresenta non solo la prima testimonianza ufficiale di una donna che esercita funzioni giuridiche nella storia moderna, ma anche un atto rivoluzionario di democratizzazione del diritto italiano rinascimentale.
Proprio questa visione pionieristica ha colpito profondamente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, nel 2022, ha dedicato a Giustina Rocca la Torre C del proprio edificio a Lussemburgo, riconoscendo il suo impegno per l’accessibilità della giustizia.
La scelta di utilizzare la lingua volgare per la sentenza anticipa di secoli il dibattito contemporaneo sulla chiarezza e accessibilità dei testi giuridici, confermando Giustina Rocca come figura all’avanguardia non solo per il suo ruolo di prima donna avvocato, ma anche per la sua visione moderna della giustizia italiana.